Ecco perché l'ordine mondiale occidente-centrico è condannato

27.01.2025
L'universalismo liberale, con tutte le sue pretese di celebrare la “diversità”, opera come una forza di cancellazione, negando il valore intrinseco di ogni cultura.

L'era unipolare sta crollando e al suo posto sorge un nuovo mondo, plasmato da centri di potere distinti, ciascuno legato alle proprie tradizioni, valori e storie. Il multipolarismo rifiuta l'imposizione artificiale di un'unica visione del mondo, proclamando invece la benefica eterogeneità dell'esistenza umana. È un invito a riscoprire la forza di identità saldamente consolidate e ad abbracciare un ordine globale stabilizzato.

Per secoli il mondo è stato dominato da imperi che hanno cercato di imporre la loro visione singolare e miope a tutti i popoli. L'universalismo liberale, con la sua insistenza (come i Borg di Star Trek con la loro mente alveare) nell'assimilare il mondo ad un unico modello, non è riuscito a creare armonia. Il multipolarismo, invece, riconosce che la vera coesistenza dipende dal rispetto dell'unicità di ogni civiltà. Non cerca di cancellare le differenze, ma di creare un mondo in cui ogni cultura viva alle proprie condizioni, contribuendo a una realtà globale dinamica e non adulterata.

È in corso una profonda trasformazione. Il multipolarismo segna il ritorno allo stato naturale di un mondo composto da molte civiltà, ognuna delle quali persegue il proprio destino. Questa rinascita è visibile nel risorgere di antiche potenze come la Russia ortodossa, la Cina confuciana e l'India indù. Queste nazioni non sono reliquie del passato ma civiltà vive, che si ricollegano alle loro radici storiche per occupare il posto che spetta loro nel presente. Rifiutano la dittatura unipolare del modello atlantista, che impone la democrazia liberale e il capitalismo di mercato come verità universali.

Il conflitto tra potenze terrestri e marittime è centrale nel mondo multipolare che si sta delineando. Gli imperi marittimi, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, a lungo preminenti nel commercio globale e nella geopolitica, stanno ora affrontando il ritorno delle alleanze continentali. I mari, un tempo linee di vita dell'egemonia occidentale, stanno cedendo il passo all'affermazione strategica della terraferma come nuovo fulcro dell'attività commerciale e politica. La tellurocrazia, il regno della terra, si confronta con la talassocrazia, il regno del mare, ribaltando la scala geopolitica del potere.

L'Eurasia esemplifica il trionfo della terra. La sua vasta connettività attraverso infrastrutture e corridoi economici, dalle ferrovie ai gasdotti per l'energia, mina il primato delle rotte commerciali marittime. Questa competizione non riguarda solo il comando delle risorse, ma riflette un divario filosofico più profondo. La terraferma rappresenta il radicamento, la tradizione e la stabilità, mentre il mare simboleggia la fluidità, l'interruzione e le aspirazioni non ancorate della modernità. Il multipolarismo ristabilisce l'equilibrio tra queste forze, sfidando il dominio secolare delle potenze oceaniche e ponendo le antiche civiltà dell'Eurasia in prima linea negli affari globali.

Al centro del multipolarismo c'è l'etnopluralismo, ovvero il riconoscimento che popoli diversi non possono essere fusi in un'unica identità senza distruggere ciò che li rende unici. L'etnopluralismo si oppone al sogno liberale del “melting pot”, visto come un amalgama forzata di culture diverse. Sostiene invece la coesistenza di comunità separate, ognuna delle quali mostra le proprie caratteristiche all'interno dei propri confini.

L'attuale malcontento europeo fornisce una lezione cruda. Le rivolte e i disordini sociali in nazioni come la Francia e il Belgio non sono incidenti isolati, ma segni di una crisi più profonda. Questi conflitti rivelano il fallimento dell'integrazione multiculturale forzata, che ha ignorato le differenze fondamentali tra le comunità. Un percorso più sostenibile consiste nella creazione di regioni autonome in cui specifici gruppi etnici possano vivere secondo le proprie tradizioni, liberi da pressioni esterne. Questo modello ricorda la natura decentralizzata del Sacro Romano Impero, che univa regioni diverse sotto un quadro spirituale comune senza cancellare le loro caratteristiche uniche. Questo rispetto per l'autonomia locale ha favorito la resilienza e la conservazione etnoculturale, qualità che risuonano con i principi del multipolarismo.

La visione dell'Archeofuturismo del teorico politico francese Guillaume Faye porta questa idea nell'era moderna. Egli propone una sintesi tra le antiche tradizioni e l'innovazione orientata al futuro. Questa visione combina la venerazione senza tempo del patrimonio con le opportunità offerte dal progresso tecnologico. Si allinea al multipolarismo, sostenendo un mondo che onora la saggezza del passato e al tempo stesso si confronta con i problemi del presente. Il modello di Faye offre un modo per andare avanti senza abbandonare le fondamenta che sostengono tutte le civiltà.

Il ruolo dell'Africa nell'emergente ordine multipolare non può essere separato dalla sua esperienza storica di colonialismo. La Conferenza di Berlino del 1884-85 ha diviso il continente tra le potenze europee, che hanno privato i popoli africani della loro sovranità e delle loro risorse. Quest'epoca di oppressione coloniale ha imposto confini artificiali e strutture di governo estranee, ponendo le basi per decenni di sfruttamento e instabilità.

Oggi, tuttavia, l'Africa sta rivendicando la propria autonomia. Lo spirito del panafricanismo, sostenuto da figure come Marcus Garvey e W. E. B. Du Bois, ispira un nuovo ideale di autodeterminazione. La richiesta di Garvey di orgoglio africano e di rimpatrio, insieme all'appoggio di Du Bois alla solidarietà globale tra i popoli di origine africana, ha posto le basi per il moderno rinascimento dell'Africa. Questa rinascita è politica e di costruzione di un mito moderno, in quanto le nazioni africane si ricollegano alle loro tradizioni e assumono il ruolo che spetta loro nel teatro dei continenti. Rifiutando l'eredità del colonialismo e abbracciando il suo percorso esclusivo, la civiltà africana contribuisce al mondo multipolare come partecipante vitale e paritario.

L'America, a lungo sede indiscussa dell'unipolarismo, si trova ora ad affrontare la propria resa dei conti. La presidenza di Donald Trump segna uno spostamento dalle ambizioni globaliste verso una posizione più isolazionista. La retorica e le politiche di Trump riflettono una crescente disillusione nei confronti dell'ordine internazionale liberale, che ha esteso eccessivamente l'influenza americana a caro prezzo. Il suo postulato “America First” conferma i sentimenti di una nazione stanca di guerre interminabili e di coinvolgimenti esteri.

Questo impulso isolazionista, benché criticato da molti, segna una rottura rispetto alle politiche interventiste che hanno finora definito la tracotanza degli Stati Uniti. I metodi di Trump, per quanto disomogenei, mettono a nudo le contraddizioni del sistema unipolare. Mentre l'America ricalibra il suo ruolo nel mondo, il suo ritiro apre lo spazio per la fioritura del multipolarismo. In assenza di un'unica superpotenza, nasce un ordine globale più equilibrato, in cui le civiltà affermano la propria sovranità senza temere interferenze esterne.

L'universalismo liberale, con tutte le sue pretese di celebrare la “diversità”, opera come una forza di cancellazione. Riduce le culture a simboli superficiali, privandole della loro profondità e del loro significato. Spinto dal materialismo e dall'individualismo, mina i pilastri spirituali e comunitari delle società. Questa visione del mondo tratta tutto come una risorsa da usare e scartare indiscriminatamente, riecheggiando la critica del filosofo tedesco Martin Heidegger all'ordinamento tecnologico dell'esistenza (Gestell).

Il multipolarismo è un contrappeso. Difende la sacralità di ogni cultura, illuminando la vera bellezza dell'umanità nella sua autentica diversità. Le civiltà non sono intercambiabili e le loro differenze non sono problemi da risolvere, ma tesori da salvaguardare. L'ordine multipolare cerca di preservare queste distinzioni, creando un mondo in cui le culture uniche coesistono senza essere tiranneggiate da un'entità estranea.

Il mondo unipolare non è stato generato solo dall'universalismo liberale, ma anche dalla persistenza di ideologie suprematiste bianche. La poesia di Rudyard Kipling “The White Man's Burden” (Il fardello dell'uomo bianco) racchiude la mentalità colonialista che cercava di giustificare la tutela dell'Europa occidentale sul mondo non occidentale. Questa visione paternalistica del mondo, riconfezionata per i tempi moderni, persiste sotto forma di interventi occidentali, sanzioni e indottrinamento mentale.

Oggi, l'imposizione di perversi anti-valori liberali su civiltà resistenti fa rivivere questa vecchia ambizione imperialista. La narrativa del “progresso” e dei “diritti umani” spesso nasconde il desiderio di imporre il dominio occidentale. Il multipolarismo decostruisce questa agenda razzista affermando la dignità di tutte le culture e rifiutando la superiorità morale falsamente rivendicata da una sola civiltà. Ci invita a superare le gerarchie colonialiste che hanno eretto il mondo moderno, creando uno spazio in cui tutti i popoli possano tracciare il proprio destino senza coercizioni esterne.

L'antropologia di Franz Boas fornisce un fondamento filosofico alla visione multipolare. Boas rifiuta l'idea di una gerarchia universale delle culture, sostenendo invece che ogni cultura deve essere compresa nel proprio contesto. Il suo quadro teorico di relativismo culturale smonta la convinzione eurocentrica che la civiltà occidentale rappresenti l'apice della realizzazione umana. Boas sottolinea che ogni cultura ha un valore intrinseco, nato dalla sua storia e dal suo ambiente unici. Questa prospettiva si allinea al multipolarismo, che si oppone all'imposizione di un unico modello a tutte le società. L'opera di Boas rivela la profondità e la raffinatezza di culture considerate “primitive”, mettendo in discussione i presupposti alla base di gran parte del liberalismo moderno. Le sue intuizioni rimangono vitali per comprendere il significato rivoluzionario della pluralità etnoculturale nel riallineamento multipolare del mondo.

Il pensatore russo Alexander Dugin sostiene che ogni civiltà, come un individuo, possiede un proprio destino e non può essere sussunta in un quadro universale. Dugin critica il liberalismo occidentale come una forma di imperialismo, che cerca di imporre i suoi costumi malati a tutte le società, che le vogliano o meno, attraverso cambiamenti di regime e bombe.

Il concetto di eurasiatismo di Dugin sottolinea l'importanza del radicamento e dell'identità culturale. Pone l'accento sulla profondità spirituale e storica delle civiltà, in opposizione all'astrazione e alla mancanza di radici cosmopolite della modernità. Dugin immagina un mondo in cui ogni civiltà prospera secondo i propri principi, rifiutando le pressioni omogeneizzanti del dispotismo unipolare.

Un elemento essenziale del multipolarismo è la strategia della remigrazione. Si tratta di invertire gli spostamenti demografici che hanno destabilizzato la coesione sociale in molte regioni. I sostenitori della remigrazione sostengono che non si tratta di un atto di esclusione, ma di un passo necessario per ripristinare l'equilibrio e il controllo. Incoraggiando le popolazioni sfollate a tornare alle loro terre d'origine, questo approccio cerca di onorare l'integrità culturale e storica.

La remigrazione si basa sui principi dell'etnopluralismo. Mira a creare condizioni in cui tutte le culture possano prosperare nei territori che si sono meritate. Pur essendo controversa, è una risposta pratica alle sfide della dissonanza culturale in un mondo in profondo cambiamento.

La filosofia di Hegel fa luce sulle forze storiche che guidano l'attuazione del multipolarismo. La sua nozione di Spirito del Mondo vede la storia come un processo di libertà in divenire, guidato dall'interazione di forze opposte. Il mondo unipolare rappresenta una stagnazione di questo processo, sopprimendo la naturale varietà delle civiltà.

Il multipolarismo, invece, consente il libero sviluppo di tutte le culture, ognuna delle quali contribuisce al più ampio movimento della storia. La dialettica di Hegel ci ricorda che l'autentico progresso nasce dalla contraddizione e il multipolarismo rappresenta una risoluzione delle tensioni insite nell'era unipolare. L'ascesa del multipolarismo non è una fine, ma una continuazione del cammino storico dell'umanità.

Il nuovo ordine mondiale non sarà dettato da un'unica potenza che imporrà la sua volontà alle altre. Sarà invece un'orchestra di civiltà, ognuna delle quali sarà un potente strumento di espressione etnoculturale. Il multipolarismo promette un mondo in cui il potere è distribuito e l'integrità culturale è sostenuta, creando la possibilità di una vera cooperazione.

Mentre il mondo unipolare crolla sotto le sue contraddizioni, si materializza una nuova alba, fatta di ricchezza, avventura e ottimismo. Per coloro che cercano una comprensione più approfondita delle idee espresse in questo articolo, il mio libro MULTIPOLARITÀ! offre un'esplorazione completa dei paradigmi che portano a questa era di trasformazione.

 

Articolo originale di Constantin von Hoffmeister:

https://www.rt.com/news/611069-west-centric-world-order-doomed/

Traduzione di Costantino Ceoldo